A che punto siamo con l’Industria 4.0?

Redazione

12/12/2018

Se nelle scorse settimane ci siamo chiesti quali caratteristiche dovesse avere un’azienda per potersi trasformare in una azienda 4.0, oggi vogliamo fare una analisi più oggettiva su come sia realmente in atto la rivoluzione dell’Industria 4.0 all’interno del tessuto industriale italiano.

Quante aziende sono 4.0?

Da recenti studi ministeriali emerge che le aziende con oltre 250 dipendenti sono circa la metà. Calando la dimensione aziendale cala anche la percentuale di adozione: le aziende con un numero di dipendenti tra 50 e 250 che hanno inserito almeno una tecnologia 4.0 all’interno del loro processo produttivo sono circa un terzo, mentre tra quelle che che hanno meno di 49 dipendenti sono meno di un quarto.

Nel tessuto industriale italiano l’Industria 4.0 è ancora in fase di prototipazione. Al di là di un numero esiguo di aziende dalle dimensioni rilevanti e caratterizzata da un management con visione, è ancora un tema lontano che trova scarsa applicazione concreta. E fogli Excel e documenti Word sono spesso il veicolo classico per analizzare le prestazioni dei macchinari in cerca di efficienza.

Quali obiettivi vogliono raggiungere?

Solamente nelle grandi aziende è emerso il desiderio di investire in maniera importante su tecnologie 4.0 nei prossimi anni, mentre nelle piccole medie imprese, anche a causa del rallentamento dell’economia, questa priorità sta lentamente scivolando in basso tra gli imprenditori.

Cosa blocca lo sviluppo?

L’entità e il salto culturale e organizzativo che l’inserimento di tecnologie 4.0 impongono alle aziende sono sicuramente i due fattori che hanno fortemente rallentato lo sviluppo operativo e ne stanno fortemente condizionando la sua applicazione all’interno degli stabilimenti italiani.

La mia sensazione è che, dopo gli importanti benefici fiscali introdotti negli scorsi anni per l’Industria 4.0, le aziende siano state molto più interessate, negli anni a seguire, a rinnovare il parco macchine, perdendo di vista il reale obiettivo del cammino avviato: smart factory per smart product. Addirittura ho notato che molte aziende, spesso di micro o mini dimensioni, abbiano acquistato una soluzione o un macchinario 4.0 solo per poter usufruire degli incentivi fiscali senza che vi fossero le condizioni per un loro reale sfruttamento. Al contrario è nata una nuova problematica: dove e come collocare la macchina 4.0 acquistata all’interno della linea, se la linea stessa non è pronta né a livello informatico né gestionale?

Come precisato in un nostro precedente articolo cinque sono le precondizioni per far funzionare una industria 4.0: risorse diverse, percorso dinamico, connessione estesa, organizzazione liquida, informatica convergente. E mi dispiace constatare che che le carenze nell’industria media italiana coprono più o meno tutte le aree.

Se oggi è abbastanza facile trovare macchine 4.0, non è altrettanto vero parlare di risorse umane 4.0, soprattutto a livello di management che, come dicevo prima, è spesso più preoccupato delle questioni fiscali rispetto agli impatti sulla redditività nel lungo periodo e sul nuovo modo di fare impresa. Anche all’interno delle Università mi sembra esserci ancora predilezione ad approfondire gli aspetti teorici rispetto al formare personale in grado di gestire un’azienda 4.0.

Cosa abbiamo?

Dal punto di vista della organizzazione liquida e dell’informatica convergente invece sono del parere che il nostro tessuto produttivo e la nostra infrastruttura tecnologica possa dire la sua. Peraltro questi due aspetti che possono diventare pilastri portanti di una vera e propria rivoluzione 4.0: l’industria italiana è nativamente liquida, capace di aggregarsi, adattarsi e organizzarsi con altre entità a monte e a valle della propria produzione. Non a caso siamo l’unico paese al mondo ad avere i distretti industriali. E in Italia siamo anche bravi nel fare rete, attitudine chiave per far decollare l’Industria 4.0. Quindi il presupposto di volontà al cambiamento mentale e organizzativo dovrebbe seguire a breve.

Quali alleati?

Come tutti i nuovi contesti tecnologici che si affacciano nel contesto industriale, anche l’Industria 4.0 richiede il giusto partner, con esperienza e specializzazione, che guidi nella transizione verso la produzione interconnessa, dalla quale – tra alcuni anni – il mondo industriale non potrà più prescindere, pena una perdita inesorabile di competitività. Alcuni consigli puntuali che mi sento di dare? Radunare un team dedicato e trasversale all’azienda, fissare degli obiettivi di business come ad esempio la minimizzazione dei fermi macchina o un risparmio di materie prime misurabile, allocare risorse dedicate, sia di tipo economico che in termini di tempo. Provare per credere.

 

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